Flashback – Dheisheh refugee camp Palestine 2010

La Palestina ti scorre nel sangue, semplicemente.

Muhammad al-Qaysi

Dheisheh camp was established in 1949 within the municipal boundaries of Bethlehem (Occupied Territories) and on UNRWA land leased from the government of Jordan. The camp was meant to be temporary for 3,400 Palestinians from 45 villages west of Jerusalem  and Hebron who fled during the Nakba (The Catastrophy – 1948) to escape to Israel’s ethnic cleansing.

Up until 1995, when the Israeli army withdrawl, Dheisheh camp was surrounded bu high barbed-wire fences sealing all the entrances. There were daily violent clashes that caused deaths and injures among the residents, the most lucky ones were imprisoned.

During the peace process years, the refugees’ drama was completly ignored and they didn’t have a say in the negotiations. After the Oslo agreements, the situation for the Palestinians worsen and the refugees didn’t receive any kind of justice. This created a spread feeling of resignation, desperation and stagnations among the community.

During second Intifada (September 2000) Dheisheh suffered from intense Israeli military assaults including various tank invasions and shelling by apace helicopters. Israeli soldiers conducted raids in the middle of the night and imprisoned many residents mostly for stone throwing, including childre. Nevertheless, the people of the camp continued with the struggle and the resistence.

In addition to the violence, the refugee camp had to face the poverty and overcrowding issues. Although UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) is responsible for the health, education and social welfare, its decreasing funding has been unable to sustain the wellbeing of the camp’s residents.

Fortunately the cultural center of the camp: Ibdaa compensates the deficiencies of the Agency activating about 18 projects

http://www.ibdaa48.org/en/

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Il campo profughi Dheisheh fu fondato nel 1949 all’interno dei confini municipali di Betlemme (Territori Occupati). Il terreno sul quale sorge è stato affittato dall’UNRWA dal governo giordano.

Doveva essere un campo profughi temporaneo per 3,400 Palestinesi provenienti da 45 villaggi situati ad ovest di Gerusalemme ed Hebron, i quali, nel 1948 durante la Nakba (la catastrofe), furono costretti ad abbandonare la propria terra per sfuggire alla pulizia etnica perpetuata da Israele.

Nel 1995 quando l’esercito israeliano si è ritirato, il campo profughi fu circondato da alte barriere di filo spinato che chiudevano tutte le entrate. Quotidianamente c’erano scontri che causavano molti morti e feriti tra i residenti, i più fortunati venivano arrestati ed imprigionati.

Negli anni del processo di pace, il dramma dei rifugiati non fu considerato nelle negoziazioni, anzi gli Accordi d’Oslo hanno peggiorato le condizioni dei Palestinesi nei Territori Occupati.

Infatti, come già spiegava la giornalista Amira Hass a soli 7 anni di distanza dagli accordi, in un articolo comparso su Haaretz (8 Ottobre 2000): “Israele ha la sicurezza e il controllo amministrativo della maggior parte della West Bank e del 220% della striscia di Gaza. Ha potuto raddoppiare il numero degli insediamenti in 10 anni ingrandire gli insediamenti, continuare la sua politica discriminatoria di riduzione delle quote dell’acqua per tre milioni di Palestinesi per impedire lo sviluppo palestinese nella maggior parte della ragione della West Bank e sigillare un’intera nazione in zone limitate, imprigionati in una rete di strade ad uso esclusivo per gli ebrei. Durante questi giorni di rigorosa limitazione interna di movimento nella West Bank si può vedere quanto ogni strada è stata accuratamente progettata: cosicché 200.000 ebrei hanno libertà di movimento, e circa tre milioni di Palestinesi sono chiusi nei loro Bantustans finché non si sottomettono alle richieste israeliane. Il massacro che sta avvenendo da tre settimane (riferendosi alla seconda Intifada) è il risultato naturale di sette anni di menzogne e d’inganni, così come la prima Intifada era il risultato naturale dell’occupazione israeliana.”

Questa non considerazione ha prodotto un senso di rassegnazione, disperazione e stagnazione nella communita’.

Durante la seconda Intifada (Settembre 2000) Dheisheh ha subito diversi attacchi militari israeliani tra cui l’invasione di carri armati e bombardamenti da elicotteri apaches. I soldati hanno condotto raid nel bel mezzo della notte arrestando molte persone, tra cui bambini, principalmente per aver lanciato sassi.

Oltre alle violenze subite, Dheisheh ha dovuto affrontare problemi quali la povertà e il sovraffollamento del campo. Nonostante l’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) sia responsabile della sanità, dell’educazione e dell’assistenza sociale, a causa della riduzione di fondi non è stata in grado di sostenere il benessere del campo.

In questo senso, il centro culturale del campo profughi: Ibdaa compensa le lacune dell’agenzia proponendo oltre 18 progetti sociali che spaziano dalla sanità all’educazione.

Per maggiori informazioni: http://www.ibdaa48.org/en/

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